ll mio ricordo di Paola

Il mio ricordo di Paola non un nome ma una città ricca di tradizioni.

Me lo ricordo ancora quando partivo col treno da Roma Termini e viaggiavo tutta la notte coi finestrini aperti e l’aria calda che ti scalmanava i capelli.

La mamma diceva “dormi che quando arriviamo a Paola poi dobbiamo continuare col bus per Fuscaldo e appena arriviamo te ne vai al mare.”

In tutta la vacanza estiva non c’era giorno che non sentivo qualcuno parlare del Santuario di Paola, luogo delle cristianità e della sacralità calabrese. Ogni calabrese in tutta la propria vita, è stato almeno una volta a rendere omaggio al Patrono di Calabria, ed a visitare il Santuario-Basilica dalla storia millenaria.

Il Santuario di Paola è posizionato tra una folta vegetazione e acque abbondanti, è giunto fatto e rifatto ma con le linee essenziali delle origini.

La Basilica modesta in ogni sua parte ma negli occhi di chi guarda rimane sempre viva la spettacolare nicchia posta all’angolo della navata piccola che conserva tra marmi e cristalli le relique del Santo. A vedere calzari, zoccoli e mantello, una corona del rosario e persino ossa ed un dente avevo un po di timore o forse di riverenza . La nicchia è illuminata perennemente da una lampada votiva tenuta accesa dall’olio della zona.

Quanti racconti ho ascoltato sui miracoli di Francesco da Paola, ed è il racconto dei suoi infiniti miracoli quello affascina tutti. A pochi passi dalla nuova Chiesa sorge La Fornace il luogo dove il Santo fa cuocere i materiali per la Chiesa. La nonna mi raccontava sempre ogni anno come fosse la prima volta che un giorno San francesco vi entrò con il fuoco ardente, per riparare il forno, e  riportò in vita il suo agnellino che fu mangiato dagli operai.

Nell’incavo vicino la fornace è conservata una bomba del’43 che miracolosamente non esplose su Paola e passandoci accanto sentivo la certezza dell’opera del Santo di Paola . Subito dopo si incontra la fonte della Cucchiarella nata prodigiosamente per far dissetare gli operai e fu qui che il Santo fece rivivere la trota Antonella, ma la cosa più eclatante e che nel 1806 i francesi tentarono di prosciugarla ma prodigiosamente tornò al suo livello. Non si poteva andare via dal Santuario senza aver bevuto un pò d’acqua da quella cucchiarella che in barba a tutte le norme di igiene che la mia mamma mi imponeva di solito, mia nonna mi invitava quasi obbligava a bere.  Ricordo che c’era un viottolo per raggiungere il Ponte del diavolo e che li ridevamo tanto per non piangere perchè erano e sono ancora visibili i segni della furia diabolica e dell’impronta del maligno impressa sulla parete del costone. Oggi come allora è tutto così e oggi come allora è un via vai di pellegrini.Che bella Paola nei miei ricordi.

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