Amatrice, il bus di Giuseppe diventa rifugio per i terremotati

Amatrice, il bus di Giuseppe diventa rifugio per i terremotati.


Tra le piccole storie di ordinaria umanità quella di un autista che, sceso in strada dopo la prima scossa, ha aperto il ‘suo’ autobus per ospitare i concittadini spaventati

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Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2016

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Amatrice (Rieti), 24 agosto 2016 – Ci sono storie piccole, nel marasma della devastazione, che raccontano più di molti dati la reazione al trauma del terremoto. Piccoli gesti di gentilezza che scaldano il cuore, come quello di Giuseppe Dall’Omo, autista della Tua (i bus regionali) che tutti i giorni effettua il collegamento Amatrice-L’Aquila.
Stanotte, dopo la prima, terrificante scossa, Giuseppe è sceso in strada, ha visto tutte quelle persone tremanti di freddo e paura, avvolte nelle coperte, gli occhi grandi come tazze da caffè e non ci ha pensato un secondo: ha aperto il ‘suo’ autobus e ha accolto la piccola folla di concittadini spaventati.

Lui la racconta così: “Stavo dormendo nella mia casa di Amatrice quando sono stato svegliato dal boato. In preda al panico ho cercato subito di capire quello che era accaduto. Mi sono vestito e sono andato verso la porta di casa che era però bloccata. Mi sono vestito appena e sono riuscito ad aprire la porta e dirigermi verso il centro del paese per capire che cosa era successo. Poi sono salito sul pullman – ha detto l’autista della Tua – l’ho aperto e ho fatto salire alcune persone che erano in strada, alcune quasi svestite. Ho acceso il riscaldamento perché faceva freddo e siamo rimasti nell’autobus fino a quando non sono arrivati i primi soccorsi. Le strade erano quasi tutte impraticabili”.
Par di vederlo, il mezzo col motore acceso, carico di persone, tra le macerie di un paese sbriciolato dal sisma: una piccola isola di umanità che resiste al terrore stringendosi su un bus.

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